Alisè, Orthopedic Rehabilitation Center. A short video document.

February 21st, 2008

Alisè, Centro di Riabilitazione Ortopedica/Orthopedic Rehabilitation Center, Scandicci, Firenze (IT)
Accoglienza acustica e spazio sonoro della cura / Acoustic comfort and the therapeutic sound space

_A short video document illustrating the sonic experience inside the center_

Alisefeb08.mp4

Spazio sonoro/Sound space, sound Design di/by Lorenzo Brusci, Sound Experience Design, 2007
Video di/by Fabio Ferracane

Alcune note teoriche a supporto delle prassi sonore applicate ad ALISE’. (italian)

Krakow/Berlin, 21.02.2008

Nell’incontro con la dimensione terapeutica, lo spazio sonoro/sonorizzato – concepito come un’integrazione dinamica e mutevole alla staticità dello spazio architettonico – offre sia ai terapisti che ai pazienti una nuova dimensione abitabile, quella della vigile e autocorrettiva consapevolezza sensoriale ambientale. Lo spazio sonoro, l’habitat multisensoriale, l’accoglienza svolta dalla dotazione di comfort e immersività cognitiva, diventano dei gradi di rispondenza e umanizzazione dell’ambito curativo, quindi esprimono un contrappunto virtuale, di ulteriorità integrale alla condizione del dolore. Un teatro della mente che trova il proprio spazio ideale aprendo a un tempo della cura deassolutizzato, capace di ristrutturare la portata ontologica del male nell’unità di luogo ospedale, luogo ridotto, luogo regressivo per vocazione e nei fatti quotidiani, in senso putroppo estensivo.

Proprio nel momento della debolezza fisiologica umana, nel rischio che la sua espansione intacchi la forza vitale della persona e del suo sitema emozionale più esteso, ecco che lo spazio mentale è poeticamente e idealmente lo spazio delle fantastiche possibilità, delle virtù insondabili e insondate e della loro virtuale attingibilità. Qui il pensiero si muove libero, memoria e funzione, una danza sinuosa, che si distende verso un tempo e luoghi senza peso, senza struttura data, senza l’angoscia della forma costretta, irredimibile. Eppure anche tutto il contrario è lo spazio della mente, ossessione, paura, destituzione di ogni fondamento per la propria identità di essere, in infinita crescita, espansione cosciente e inconsapevole, parte e superamento dello stesso radicale intento vitale. Lo spazio della mente è lo strumento più grande concesso alla libertà umana per affrontare la propria storicità da essere adatto, co-adattivo, dinamico.

La malattia è un punto di rottura, l’intero assetto dell’essere s’incrina, nella malattia l’uomo inizia ad interrogarsi sulla propria presenza, la storia non parla più, la memoria è preda del terrore, la forza si concede alla stasi, il futuro è stretto nella permanenza insistente di un sintomo, nella sua radicale e violenta implicazione. L’interpretazione è il soggetto. Si esiste perché interpretati da un tecnico che parla di esiti e procedure, indipendentemente dalla costellazione antropica che si è stati. La malattia sospende il processo genotemporale, pone l’essere nello stato del dubbio, infrange la reciprocità delle azioni, pone al centro del mondo la solidarietà e la sua ineluttabilità, inevitabilità.

Poter inscenare un luogo dove la percezione del proprio decentramento, della propria marginalità possa trovare una cura speciale, fatta di stimolazione al flusso stesso dello spazio mentale.

Alcune condizioni generali di fenomeno. Le ragioni di uno spazio sonoro


1- Creare condizioni perché la propria disponibilità fantastica si compia, si lasci libera di articolare lo spazio simbolico che ci costituisce; attenzioni simboliche e altro-materiali, un artificio che aiuti l’emersione di una natura ampia, epica, osservata e osservante, oltre lo stato del presente oggettivo, fisio-oggettivo.
2- Richiedere interpretazione, azione. Esperienza simbolica come occasione di comprensione dei fenomeni emozionali e comunitari che estendono, ampliano la percezione del sé come pensiero e memoria comunitari, accolto e accudito, riferito e preesistente, proiettato nel proprio futuro. Di fronte al sé comunitario non può esserci che interpretazione e dialettica vitale, anche nella profondità del dolore.
3- Nessuna cultura del dolore e della morte è ammissibile. Comunicare la negazione del male, come principio della cura. Compassione e cura, attenzione e correttezza, nessuna normalizzazione del dolore e della solitudine spesso implicata; un luogo per la cura non deve mai normalizzare la mostruosità del dolore. Esiste solo il tempo della cura e la sua pulsante accoglienza.
4- Uno spazio sonoro della cura è uno spazio immesivo, cognitivamente immersivo e multisensoriale. Uno spazio che parla alla sete sensoriale del paziente, alla sua ricerca di ragione, nonostante il male. Lo spazio sonoro eccita attraverso l’articolazione simbolica sonora e più ampiamente mediatica la capacità di produrre esperienza unica nel paziente.
5- Unicità contro l’uniformità indotta dalla malattia. Simbolicità, varianza ed interpretazione contro la ridondanza e l’invasività del male.


Multisensorialità, immersività, funzionalità

1- Aumentare e diversificare la percezione di luogo, sia nella semantica geografica dello spazio (senso del luogo, vocazione tecnica del luogo) che nella sintassi architettonica (percezione di altezza e larghezza acustica dello spazio, uso di reversberi e ritardi del suono).
2- Ritmicità e flussi di suono studiati sulle specificità di ritmo terapeutico.
3- Azionare sistemi di feedback e rewards informaticamente interattivi in grado di incentivare la percezione ambientale della propria prassi teraupetica individuale.

Suono, composizione, articolazione della differenza

1 - Composizione e simbolicità espressiva, tra memoria musicale e sorpresa ambientale, scoperta fisica della sorgente sonora e del suo portato musico-gestuale, fisico-spaziale, animale e naturalistico, cinetico-meccanico.
2 - Sottolineare il potenziale dell’esperienza conoscitiva diretta, in prima persona, facendo della scoperta un fattore di crescita cognitivo ed emozionale: il potenziale della meraviglia, l’epifania della diversità esperienziale, portati al centro dell’ambiente sensoriale della prassi terapeutica.
3 - Cambiamento d’esperienza, attraverso la nuova cognizione, favorire la narrazione della propria nuova esperienza sensoriale. Offrire strumenti di narrazione al di fuori del contesto di fruizione/terapia. Cambiano le modalità di ascolto e di attenzione, rendendo il mondo un piano sonoro di ascolto aperto, specialmente al di fuori del contesto terapeutico.